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Archive for 11 octubre 2007


NO HAY HECHOS CONSUMADOS QUE VALGAN CUANDO HABLAMOS DE ACTIVIDADES DELICTIVAS QUE HIEREN MORTALMENTE LA VIDA COTIDIANA DE MILES DE PERSONAS, SU MEDIO, SU HABITAT, Y DEJAN EL FUTURO INMEDIATO MUTILADO, ENVENENADO, DIEZMADO…
BRINDISI ES LA PRUEBA DE QUE ALGO QUE REPUGNA AL SENTIDO COMUN, Y QUE SOLO LOS INTERESES PARTICULARES, INTERESES BASTARDOS, HACEN POSIBLE, SE PUEDE DEL MISMO MODO HACER QUE DEJE DE EXISTIR, QUE SE CIERRE, QUE ABANDONE EL LUGAR EN EL QUE JAMAS DEBIERA HABER SIDO LEVANTADA Y QUE AMENAZA DE CATASTROFE SIN SOLUCION POSIBLE.

CERREMOS REGANOSA
REGANOSA FORA DA RIA


Facemos seguir comunicación do Comité de Emerxencia para a Ría de Ferrol:

Segundo noticia da Axencia REUTERS (MILAN, 6-10-2007), o Goberno italiano SUSPENDEU o decreto de aprobación da planta de gas licuado (GNL) de Brindisi, polos incumprimentos das Directivas europeas e da lexislación italiana de seguridade.


Existe un claro paralelismo de accións políticas corruptas e incumprimentos legais coa planta de GNL de Mugardos que merece ser tido en conta polos nosos gobernos (autonómico e nacional).

No caso de Brindisi son as primeiras autoridades, Provincial e Municipal, as que convocan e encabezan as manifestacións en contra da instalación da Planta. As mesmas que eiquí tentan convencernos de que “non pasa nada” e as que en troques de velar pola seguridade dos cidadáns, pola riqueza da ría, pola conservación dos postos de traballo da pesca e o marisqueo, están máis preocupadas de protexer os intereses económicos dun grupo privado de empresas.

En Italia, tralo rexeitamento dos cidadáns, en referendo, da instalación dunha Planta regasificadora na bahía de Venecia, surxe, no 2001, o proxecto de Brindisi, onde as compañías British Gas (Reino Unido) e Enel Trade (Italia), planifican a construcción dunha planta de almacenaxe e regasificación de GNL, no porto de Brindisi.

As Asociacións de Veciños, Culturais, Ecoloxistas, Traballadores do Mar, e o propio Concello de Brindisi e o Governo Provincial de Puglia, recorren a autorización de construcción ante o Goberno Central, ante os Tribunais e ante Europa, fomentando unha forte campaña de concienciación e movilizacións.

Actualmente o único accionista e British Gas, trala adquisición da participación de Enel Trade.

Varios altos cargos da compañía inglesa e o anterior Alcalde de Brindisi están arrestados mentras se desenrola unha investigación policial por sospeita de suborno.

Agora vense a demostrar que esta planta, o mesmo que a de Punta Promontorio, incumple a Directiva Seveso II, non se tiña feito a Avaliación de Impacto Ambiental, non se consultou a veciñanza, e tamén é rexeitada polos pescadores polos vertidos de auga de mar tratada con hipoclorito sódico. Ameaza tamén os núcleos de poboación. Supón un grave deterioro do potencial turístico e arqueolóxico. E agrávase no caso de Reganosa polo perigoso tránsito de buques gaseiros o longo da bocana e interior da nosa Ría e a imposibilidade de saida a mar aberto polos seus propios medios, caso de emerxencia.


O precintado da planta de Brindisi e a revocación de autorización por parte do Goberno de Italia, supón o éxito das movilizacións cidadáns na defensa das suas vidas, o seu entorno e o desenrolo sostenible.

Asemade ven a demostrar que os esforzos levados a cabo polo Comité Cidadán de Emerxencia, as Entidades que o integran, e os cidadáns que con él participan, levarános a facer realidade o noso lema:

¡¡¡ PLANTA DE GAS FORA DA RIA!!!

Comité Cidadán de Emerxencia

Mais información:

www.f-cape.org

www.artabra21.blogspot.com

http://www.noalrigassificatore.it/
Proxecto de Regasificadora no porto de Brindisi na lolalidade de Capo Bianco

Il rigassificatore della British Gas è infatti tra i tre rigassificatori in Italia autorizzati e già in costruzione. Ma la Regione non intende gettare la spugna, e chiede la convocazione della conferenza dei servizi per verificare la legittimità dell’iter legislativo già concluso, nel quale è stata omessa la Via.
Non solo. Il rigassificatore sorgerebbe in un’area a rischio, in quanto estremamente vicina al petrolchimico. E un Dpr del 1998 dichiara Brindisi “area a elevato rischio ambientale”, definendo la zona del porto un “sito inquinato” e richiedendo pertanto particolare attenzione per i nuovi insediamenti.

Dal momento che il piano energetico pugliese prevede, inoltre, l’inserimento nel territorio regionale di un solo impianto di rigassificazione, le amministrazioni locali sperano che la scelta possa ricadere su Taranto, dove il progetto non sembrerebbe provocare reazioni particolarmente ostili.
La richiesta di autorizzazione presentata per Taranto è stata avanzata da Gas Natural, che ipotizza un investimento complessivo pari a un miliardo di euro. La scelta su Taranto dovrebbe escludere la localizzazione dell’impianto in territorio brindisino. La società spagnola sembra tuttavia intenzionata ad aprire i cantieri in pochi mesi, senza attendere l’eventuale stop ai lavori già avviati a Brindisi. Pericolo confermato dalla ferma posizione della British Gas a non interrompere i lavori alla luce della notevole spesa già affrontata, che stimerebbe pari a 150 milioni di euro.



Il governo blocca il rigassificatore di Brindisi

di Redazione – sabato 06 ottobre 2007, 07:00

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Risultato

Nuovo stop alla costruzione dei rigassificatori in Italia: il ministero dell’Ambiente, dopo la richiesta della regione Puglia, ha dato il via libera alla proposta avanzata da ministero dello Sviluppo economico di sospendere la costruzione e l’esercizio del terminale di rigassificazione di Brindisi. Lo afferma una nota dell’Ambiente il quale precisa che «l’autorizzazione è sospesa fino al completamento della procedura di valutazione d’impatto ambientale. Nel caso in cui la società Brindisi Lng non fosse disponibile all’espletamento della Via, non potrebbe che procedersi all’annullamento dell’autorizzazione». Oltre a quello della Edison a Rovigo, in costruzione avanzata c’è solo quello di British Gas a Brindisi, ora bloccato.

Brindisi – «Stop al rigassificatore»
Dopo una sentenza del Tar, il presidente della Provincia, Errico, ed il sindaco Mennitti hanno chiesto ai ministri Bersani e Pecoraro Scanio ed al presidente della Regione Vendola l’annullamento del decreto di autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio dell’impianto
Il porto di Brindisi BRINDISI – Il presidente della Provincia di Brindisi Michele Errico ed il sindaco, Domenico Mennitti, hanno inviato una lettera al ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, al ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio ed al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, nella quale chiedono l’annullamento del decreto di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di terminale di rigassificazione nel porto di Brindisi.

Con sentenza 3068/07 su ricorso della Provincia di Brindisi, il Tar della Puglia, Sezione di Lecce, ha annullato il verbale della conferenza di servizi decisoria del 20 giugno 2005, che tra l’altro restituiva agli usi legittimi l’area a mare di Capo Bianco compresa nel sito inquinato di interesse nazionale di Brindisi su cui la Brindisi Lng ha successivamente eseguito e non completato i lavori di colmata per il terminale di rigassificazione, e inoltre approvava il piano di caratterizzazione di tratto di arenile antistante sempre funzionale alla realizzazione dell’impianto.

«Si tratta di una sentenza clamorosa quanto prevista – scrivono Errico e Mennitti – che contribuisce a ristabilire lo stato di diritto a favore della comunità brindisina, rendendo da un nuovo ulteriore punto di vista illegittimi i lavori eseguiti, a proprio rischio, nonostante diffide e contenziosi, dalla Brindisi Lng».
Per il sindaco ed il presidente della Provincia di Brindisi, «il Tribunale Amministrativo ha ravvisato nella delibera a maggioranza in conferenza di servizi il non rispetto della legge 241/1990, art. 14 quater, dato il motivato dissenso espresso da amministrazione preposta alla tutela ambientale, della salute e della pubblica incolumità, la Regione Puglia, che aveva fatto proprie le osservazioni presentate dagli Enti locali in merito a messa in sicurezza di emergenza praticata dalla Brindisi Lng in assenza di piano di caratterizzazione complessivo dell’area, dunque di conoscenza alcuna dello stato ambientale e di conseguente progetto di bonifica».
«Il Tribunale Amministrativo ha inoltre significativamente affermato – sottolineano il sindaco ed il presidente della Provincia di Brindisi – la necessità in questa materia di letture del sistema normativo che siano le più rispettose delle attribuzioni delle diverse Autorità interessate, e nello specifico e soprattutto di quelle riconducibili agli enti territoriali in quanto esponenziali degli interessi complessivi delle comunità locali».
Alla luce di questo ulteriore determinante elemento, e del parere motivato della Commissione Europea del 18 luglio 2007, Mennitti ed Errico chiedono «di procedere senza indugio all’annullamento del decreto autorizzativo 17032 del 21.1.2003. Qualunque procedura alternativa risulterebbe alla comunità brindisina, che già ospita il più grande e impattante polo termoelettrico a carbone e a gas del Paese, un accanimento a sanare intervento invasivo regolare sotto nessun aspetto, in territorio la cui sensibilità ambientale è sancita dalle dichiarazioni di area a rischio di crisi ambientale e di sito inquinato di interesse nazionale». «Non esiste infatti ad oggi nella vicenda Brindisi Lng alcun aspetto di rilevanza amministrativa confortato da regolarità -scrivono nella lettera – tutto risulta oggi oggetto di indagine della Magistratura, che ha già ricostruito nella vicenda comportamenti di grave rilevanza penale con conferma di confessioni, e dopo sette mesi mantiene l’area sotto sequestro, con provvedimento giudiziario non riformato». «L’esercizio del potere di autotutela non può non tenere conto di tutto ciò, e non può non tenere conto tra gli elementi noti proprio di quelli più gravi e documentati attraverso atti giudiziari, quelli cioè che hanno assunto rilevanza penale, relativamente ai quali solo l’attribuzione delle responsabilità personali e dunque la comminazione di pene devono attendere il giudicato, non certo l’azione amministrativa, in particolare quella di secondo grado e correttiva. Una difforme determinazione – concludono sindaco e presidente della Provincia di Brindisi – risulterebbe in contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e persino con il comune buon senso».

20/9/2007

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para leer el informe completo de AMNISTIA INTERNACIONAL pinchar en el dibujo.


ESTADOS UNIDOS
¿Quiénes son los detenidos de Guantánamo?
CASO 16
Ciudadano sudanés: Sami al Hajj
11 de enero de 2006
Índice AI: AMR 51/207/2005

Nombre completo: Sami al Hajj
Nacionalidad: sudanés
Ocupación: cámara/periodista
Edad: 35
Estado familiar: casado, con un hijo

Información general

Sami al Hajj era periodista y trabajaba para la cadena de televisión Al Yazira. Estaba visitando a su hermano y su hermana en Damasco cuando la cadena le llamó para encargarle su segundo trabajo hasta el momento. Era en torno al 22 de septiembre de 2001, menos de dos semanas después de los atentados del 11 de septiembre contra territorio continental estadounidense, y le pidieron que cubriera el conflicto internacional de Afganistán.

Su hermano dijo a Amnistía Internacional que Sami al Hajj era reacio a ir a la zona de conflicto, y que la idea le inquietaba, pero decidió que no beneficiaría a su carrera rechazar un encargo de tanto prestigio.

Sami al Hajj viajó junto con un equipo de filmación a Afganistán, vía Pakistán. Tras 18 días cubriendo el conflicto, regresó a Pakistán, pensando que su misión había terminado. En diciembre de ese mismo año, la cadena de televisión le pidió que regresara a Afganistán para cubrir la toma de posesión del nuevo gobierno. Antes de que él y su equipo lograran llegar a la frontera, la policía paquistaní los interceptó. Sami al-Hajj fue el único al que pusieron bajo custodia.

Detención en Pakistán y entrega a las autoridades estadounidenses / trato en Afganistán

Sami al Hajj estuvo recluido bajo custodia pakistaní desde el 15 de diciembre de 2001 hasta el 7 de enero de 2002. Le quitaron su pasaporte, su visado para viajar a Afganistán y su carnet de prensa. El 7 de enero fue entregado a la custodia estadounidense y llevado a la base aérea de Bagram, en Afganistán.

Ha descrito los 16 días que pasó detenido en esta base como "los peores de mi vida". Según ha afirmado, lo sometieron a brutales torturas físicas y azuzaron a perros contra él, lo encerraron en una jaula en un hangar de aviación a temperaturas gélidas, y lo alimentaron con comida escasa y a menudo congelada.

Luego lo trasladaron a Kandahar, donde continuaron los abusos. Ha relatado que:

- soldados estadounidenses lo sometieron a abusos sexuales, incluidas amenazas de violación;
- lo obligaron a permanecer en posturas en tensión, como por ejemplo permanecer de rodillas durante largos periodos sobre suelos de cemento;
- los guardias lo golpearon periódicamente;
- le arrancaron todos los pelos de la barba, uno por uno;
- no le permitieron lavarse durante más de 100 días, y terminó cubierto de piojos.

Traslado a Guantánamo y trato recibido allí

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Strange type
Malcolm Lowry (Gran Bretaña, 1909-1957)

I wrote: in the dark cavern of our birth.
The printer had it tavern, which seems better:
But herein lies the subject of our mirth,
Since on the next page death appears and dearth.
So it may be that God’s word was distraction,
Which to our strange type appears destruction,
Which is bitter.

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dscn9669.JPGal volver a casa entre cadaveres exxxquisitos

ahora son las tres y te escribiria un poema
acabo de llegar a casa CON UNA RAMA EN LA BOCA
como un ser normal
la luz me sale hasta por las suelas
saber que te hablo
rige mi tristeza
la alegria es desbordante
como quien bracea musica
me cae tan lejos el MAPA MUNDI
que resuelvo la risa como si de escamas la mer
ay por que me tiembla la latitud
si el mapa quieto es un dulce
mi abuelo amaba la risa seca en los bolsillos
jamas encontre aceitunas en el balcon
entre las briznas su cumpleaños
vaya maravilla el puto cariño
cuando el silencio arma todo lo que el corazon describe
asi el mundo florecio para siempre
con frescas fronteras como frutas frescas
saber que alli, en algun lado
hablan otra lengua
y miman otra llama
y florecen mis pasos
y la puta vida
es una juerga llena de pasos
casi la
vuelta de hoja que una grua tiñe

antes de partir el aire
Por favor dejar que los rios las montañas los valles el silvido
de esa planta desconocida
el puto brote de ese pajaro que jamas habia pintado
nos separen para siempre
es un lindo lavado de dientes
para continuar con las pompas en homenaje a tres
Se me cuelga le state de la cintura
solo era hierba lo que le daba
y ella lunas y mas lunas y sus labios funambulistas
y yo ya un alambre desdoblandose
sobre todos las cerezas y su futuro de profundis
El opio de los desiertos, bendito tu vientre
nos elegia con las tiendas negras
justo al fondo
donde todos los bueyes desaparecian
y  los ladridos de los perros
nos desnudaban como ladrones, mas tarde mucho mas tarde
honrados
en cada instante
como tus pasos que maravillosamente jamas seran los mios
y asi me beso hasta morirme

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COMITÉ CIDADÁN DE EMERXENCIA PARA A RÍA DE FERROL
COMUNICADO

Con motivo da chegada do 8º buque gaseiro a Reganosa,
prevista para o próximo
Domingo 7 de Outbro,
este C.C.E. acordou
CONVOCAR
a cidadanía a unha concentración-cacerolada,
ás 14 horas do día 7,
no peirao de Coruxeiras (Ferrol)
e outras posibles accións a realizar , en protesta e alerta en relación co perigo que supón para a vida de milleiros de persoas a instalación ilegal da Planta de Gas no interior da Ría de Ferrol, e a entrada de buques cargados de GNL sen cumplir os condicionados de seguriade.
Trátase do “LNG Cross River”
Eslora: 288,75 m. Manga: 48 m. Tonelaxe: 116.000 T
Construido por Hyundai Heavy Ind Co. Ltd.
Propiedade de Bonny Gas Transport, Ltd.
Que navega cara a Ferrol, con bandeira de Bermudas

e una carga de 135.000 m3 ( 67.500 T.) de GNL.
Deberá entrar na pleamar diurna ás 14,47 horas.
Comité Cidadán de Emerxencia
http://comitecidadan.org

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FERROL Queman la pancarta que cuenta los días del encierro contra la planta de Reganosa

La Asociación de vecinos O Cruceiro de Mehá, con 75 días de encierro, han denunciado que esta es la tercera agresión que sufren.

Autor:
Efe

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Fecha de publicación:
document.write(d.getDate() + “/” + (parseInt(d.getMonth())+1) + “/” + d.getFullYear());7/10/2007
Hora:
Actualizada a las 11:41 h

La Asociación de vecinos O Cruceiro de Mehá ha denunciado hoy la quema de una pancarta colocada en la fachada principal del ayuntamiento de Mugardos en la que contaban los días de encierro que lleva este colectivo para demandar el traslado de la planta regasificadora de Reganosa.

El colectivo recuerda que lleva 75 días de encierro, desde el pasado 23 de julio.

En un comunicado denuncian que esta es la tercera agresión que sufren, la primera vez fue el secuestro del mural «por parte del alcalde», la explosión con polvora de feria de un contenedor de vidrio cercano a las viviendas de los vecinos y al local donde habitualmente realizan sus reuniones, y ahora la quema de la pancarta.

Una vez más denunciamos que nos sentimos perjudicados ante este tipo de grupos de intransigentes que pretenden impedir la libertad de expresión de gente que protestamos civica y ejemplarmente contra la ubicación de la planta de gas en el interior de la ría de Ferrol, dice esta organización en el comunicado de prensa.

Este y otros colectivos realizarán hoy una concentración cacerolada en el puerto de Curuxeiras, en Ferrol, con motivo de la llegada a Reganosa del octavo buque gasero para descargar en esa planta.

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LA VOZ DE GALICIA.ES

FERROL Diez mil personas se manifiestan contra la ubicación de Reganosa

Los manifestantes pidieron a la Xunta que se retire del accionariado de la compañía gasística, en la que participa con el 10% del capital.

Unas diez mil personas, según la organización, y poco más de dos mil, según la Policía Local de Ferrol, participaron hoy en Ferrol en la marcha convocada por el Comité Ciudadano de Emergencia (CEE) por la ría para pedir el traslado de la planta de gas de Reganosa en Mugardos al exterior de la ría.

Los manifestantes partieron a las doce desde el puerto de Curuxeiras y finalizaron la marcha de protesta una hora y media más tarde en el Ayuntamiento ferrolano, con la lectura de un extenso comunicado por parte de los portavoces del Comité, que agrupa a los opositores a Reganosa.

Vecinos de Mehá, la parroquia donde se asienta la planta de gas que llevan 69 días encerrados en el Ayuntamiento de Mugardos en protesta por la proximidad de la planta a sus viviendas, mariscadores de la ría ferrolana, ciudadanos, colectivos ecologistas y agrupaciones en defensa de las rías de Vigo y Pontevedra se sumaron hoy a la protesta contra Reganosa.

A la marcha, que según el Comité, fue «la más multitudinaria de todas las protestas realizadas hasta la fecha y que supera a la última manifestación del 3 de junio», asistieron además el ex portavoz nacional del BNG, Xosé Manuel Beiras, la coordinadora de IU en Galicia y socia del PSdeG en el Gobierno ferrolano, Yolanda Díaz y representantes de los sindicatos CCOO y CIG en Ferrol.

En un comunicado leído por la portavoz del Comité Ciudadano, Montserrat Gadel, el colectivo que desde el 2001 se opone a la existencia de Reganosa en el interior de la ría, pidió a las administraciones central y autonómica que denieguen el acta de funcionamiento definitivo de la planta, que opera en periodo de pruebas desde mayo a la espera de la licencia comercial final.

Los manifestantes pidieron a la Xunta que se retire del accionariado de la compañía gasística, en la que participa con el 10% del capital, y pidieron al Ayuntamiento de Mugardos, que gobierna el BNG, que anule la licencia de actividad de Reganosa.

Desde el Comité, instaron, además, a la Delegación del Gobierno en Galicia a que retire las denuncias interpuestas contra los mariscadores ferrolanos por los bloqueos que retrasaron la llegada de los gaseros.

También pidieron al Gobierno de Ferrol, formado por la coalición PSOE-IU, que retome la vía judicial que abandonó durante el gobierno del popular Juan Juncal, para que el Tribunal Superior de Xustiza de Galicia pueda hacer firme una sentencia «favorable a los intereses de los ferrolanos».

«Es hora de que los organismos competentes pongan fin al peligro que supone Reganosa y es el momento de que una decisión administrativa o política no autorice su funcionamiento, pues es imposible que Reganosa cumpla las condiciones necesarias de distancia y seguridad dentro de la ría», pero hay que actual porque «aún estamos a tiempo de evitar una catástrofe», proclamaron desde el Comité.

Durante la lectura pública del manifiesto, los opositores a la planta cargaron las tintas contra el gobierno de Manuel Fraga, por aprobar la instalación y contra el bipartito actual asegurando que «el Consello de la Xunta, cual República Bananera, aprobó un plan de Emergencia para Reganosa y no para los ciudadanos, que no sirve para evitar riesgos».

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PIDEN QUE SE SITÚE FUERA DE LA RÍA

Multitudinaria manifestación en Ferrol contra la autorización definitiva a la regasificadora

  • Quieren que no se le conceda la autorización ‘definitiva’ para operar
  • Integrantes de colectivos ciudadanos, sociales y políticos respaldaron la protesta
  • Exigen a la Xunta de Galicia -que tiene un 10% en la planta- que retire su apoyo
Un momento de la concentración. (Foto: EFE)

Un momento de la concentración. (Foto: EFE)

Actualizado domingo 30/09/2007 14:57 (CET)
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EUROPA PRESS

FERROL.- Más de 5.000 personas, unas 2.000 según la Policía Local y 10.000 según los convocantes, se han manifestado en Ferrol convocados por el Comité Ciudadano de Emergencia de la Ría de Ferrol para pedir a las administraciones competentes que Reganosa no sea autorizada de forma definitiva.

La instalación opera en fase de pruebas desde el pasado 9 de mayo. Sin embargo, los mariscadores llevan varios meses impidiendo a los buques gaseros acceder a la planta.

En declaraciones a los medios, el portavoz del Comité Ciudadano de Emergencia que convocaba la marcha, Manuel Rodríguez Carballeira, aseguró que hay una “aplastante mayoría” de ciudadanos de la comarca que rechaza la ubicación actual de Reganosa en el interior de la ría y, por eso, reclaman a las administraciones competentes que no permitan el funcionamiento “definitivo” de la planta de gas.

Bajo el lema ‘No a la autorización, planta de gas fuera de la ría’, los manifestantes partieron del muelle de Curuxeiras del puerto de Ferrol a las 12.15 horas y finalizaron la protesta en la plaza de Armas, ante el Ayuntamiento de Ferrol, sobre las 13.30 horas.

Seis años de conflicto

El colectivo, creado en 2001, insistió en el “incalculable peligro” que Reganosa supone para la seguridad de los “100.000 habitantes” que viven en el espacio geográfico de la ría y para la riqueza marisquera de la zona “de la que viven 600 familias”.

El colectivo, creado en 2001, insistió en el “incalculable peligro” que Reganosa supone para la seguridad de los “100.000 habitantes” que viven en el espacio geográfico de la ría


En la manifestación reclamaron al Gobierno central que no se conceda el Acta de funcionamiento definitivo a la regasificadora, porque el Comité asegura que no se cumplen los requisitos establecidos en la Autorización Administrativa Previa de 2002: la distancia legal a la población, según la Directiva Deveso II; y la salida al mar de los gaseros en caso de emergencia (norma EN-1532), ya que los buques cargados sólo pueden navegar con seguridad por la ría con pleamar.

La instalación, que ya recibió la descarga de siete buques gaseros, dispone de un Acta de Puesta en Servicio Parcial o pruebas desde mayo prorrogada el pasado 8 de agosto, en unas medidas que los manifestantes calificaron de “fraude de ley” y “argucia legal”.

Con la protesta, se pidió también a la Xunta de Galicia (accionista en un 10% del capital de Reganosa), que inicie una investigación sobre la planta de gas y al Ayuntamiento de Ferrol que exija al Tribunal Supremo que haga firme la sentencia que en 2004 anuló la tramitación ambiental de la instalación.

En la plaza de Armas, los portavoces del colectivo denunciaron que “el paso del tiempo demuestra como falsedades los embustes” que sustentan Reganosa, y la “estrategia envolvente y de hechos consumados”, que contó con “la connivencia política del gobierno Fraga, Aznar, de ciertos medios de comunicación, y hoy en día, del bipartito PSOE-BNG”.

Así, el Comité incidió en la responsabilidad del actual gobierno de la Xunta de Galicia “supuestamente de izquierdas”, por demostrar “un amigable consenso con el PP en el caso de Reganosa”.

La movilización contó con el apoyo de colectivos ciudadanos de toda Galicia. Destacó la presencia de representantes de Esquerda Unida-Izquierda Unida, que gobierna en coalición con el PSOE en Ferrol, miembros de CC.OO., CIG y USTG, y artistas como Lino Braxe y la actriz Mabel Ribera.

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Posted by Picasa

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